Il messaggio del preside

Quante volte lamentiamo la disaffezione dei nostri ragazzi nei confronti della lettura e della scrittura!
Spesso ci limitiamo a riproporre le tradizionali proposte di educazione linguistica e pensiamo che puntare sulla grammatica, sulla sintassi, sulla lettura dei classici sia la soluzione vera, ineludibile, che tutti gli studenti devono percorrere.

Emerge ormai, sempre più forte e diffusa, una crescente persuasione da parte di chi opera nella scuola, in Italia come all’estero: senza una didattica motivazionale, orientativa, laboratoriale che faccia sentire gli studenti protagonisti, e quindi attivi, del loro stesso processo di apprendimento, senza un approccio mirato che punti sul loro coinvolgimento e sulle loro passioni, non si può ottenere nulla in termini formativi, al di là, nel migliore dei casi, di una indifferente e transitoria acquisizione di nozioni destinate a durare lo spazio di un mattino, di una verifica, di un’interrogazione, senza lasciare alcun solco sul terreno della loro crescita, inscindibilmente umana e culturale.

La ludicità - come strategia di fondo per elevare a egregie cose gli alunni - è da sempre patrimonio della pedagogia. La scuola risente da sempre di “sindromi da seriosità” e, non di rado, e talora in modo inconsapevole, propone modelli acritici e non condivisi di “ascesi”, intesa come percorso eterodiretto di prescrizioni e divieti, dosi massicce di “etica del sacrificio” in pillole “scolastiche”, quasi che il “fare scuola” debba implicare , sempre e comunque, catartiche prospettive di via crucis, atte a forgiare lo spirito e la mente degli alunni, indipendentemente dal loro apporto e dai loro punti di partenza e di forza.

L’etica del sacrificio - inculcata con rigore anaffettivo e, talora, senza sorriso, nonchè animata dalle migliori attenzioni e, quindi, tronfiamente certa del valore salvifico della propria mission - finisce a volte per sfibrare la motivazione, per indurre percezioni di inadeguatezza e di insicurezza che rischiano di preludere a scenari di dispersione scolastica, quando non - nei casi estremi - di potenziale devianza sociale.

Il progetto Leggitucheleggoio non si propone di “abolire le alte mete” - tutt’altro - ma ritiene che il percorso, il metodo per raggiungerle non possa più essere un’assimilazione immediata e diretta di contenuti alti, ma una progressiva elaborazione di sensibilità, gusto, amore per la lettura e per la scrittura che, attraverso i “modelli” vari della contemporaneità - quelli più vicini alla vita e al linguaggio degli studenti - possa poi gradualmente accedere, con desiderio autentico di conoscenza, alla classicità, agli obiettivi e alle tematiche forti che vanno a connotare lo spessore della più elevata ricerca letteraria, filosofica, culturale.

Se non partiamo da ciò chè è bello per i nostri ragazzi ben difficilmente riusciremo a educarli al gusto, ben più profondo e complesso, del Bello e - con ciò - anche all’amore dell’Erudito, del Colto e del Vero. Nessuno di noi si avventura in un percorso, se non pensa che ne valga la pena. E quando arriva a questa persuasione - allora e solo allora - vuole e sa affrontare sfide, avventure e problemi che, senza questa convinzione di fondo, gli sembrano solo vuoti di senso e indegni di tempo ed energia.

Leggitucheleggoio è come l’uovo di Colombo, non inventa nulla di nuovo ma valorizza nel suo ambito di attività formativa - con empatia vigile e con intelligenza emotiva - un principio, troppo frequentemente recepito solo a parole:

GLI STUDENTI NON SONO VASI DA RIEMPIRE MA FUOCHI DA ACCENDERE

Bruno Belletti
Dirigente scolastico Istituto Tecnico Statale Commerciale, Linguistico-aziendale e per Geometri “ARGENTIA” di Gorgonzola (MI).